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Il castello di Donnafugata e i gattopardi

Tra le innumerevoli destinazioni da visitare nel sud est siciliano c’è il Castello di Donnafugata, la fastosa dimora dei baroni Arezzo che si trova a soli 15 km da Ragusa, reso famoso per essere stato set cinematografico di film come i Vicerè e utilizzato come location della dimora dei Sinagra in diversi episodi della fortunata serie il commissario Montalbano.
Per arrivare al castello bisogna necessariamente andare in auto in quanto si tratta di una costruzione isolata nella campagna ragusana e non ci sono collegamenti stabili con mezzi pubblici nonostante ci sia una stazione ferroviaria a soli 500 metri dal castello, voluta e ottenuta a suo tempo dai baroni Arezzo facendo deviare la linea ferroviaria ma purtroppo oggi non è più consigliabile arrivare in treno a causa del ridotto numero di corse.
Una volta lasciata l’auto nel vicino parcheggio a pagamento è possibile acquistare i biglietti nella biglietteria nel portico del palazzo.
Visita Intero Ridotto
Castello + Parco € 8,00 € 4,00
Castello € 6,00 € 3,00
Parco € 3,00 € 1,00
Orari di apertura
lunedì Giorno di chiusura
martedì, giovedì e domenica dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle 14.45 alle 16.30
mercoledì, venerdì e sabato dalle ore 9.00 alle ore 13.00
Il Castello di Donnafugata non è un vero e proprio castello ma piuttosto è una grande residenza nobiliare, la costruzione è abbastanza recente fu fatto costruire nel tardo 800 dal barone Vincenzo Arezzo appartenente alla potente famiglia degli Arezzo De Spuches nel feudo di Donnafugata acquistato dai loro antenati nel 1647 dai discendenti della famiglia Cabrera, ma la forma attuale si deve al figlio il barone Corrado Arezzo eclettico uomo di scienze e politico.
Interessante l’origine del nome del feudo Donnafugata che ha più di una spiegazione da quelle più fantasiose che vorrebbero attribuirlo al rapimento di una bella regina a quello che in maniera molto più pragmatica lo attribuisce all’appropriazione e sicilianizzazione di un termine di origine araba che significa “Fonte della Salute” dovuto alle sorgenti di acqua purissima della zona.
Il castello che copre una superfice di 2500 mq aveva 120 stanze delle quali solo una ventina  visitabili alle quali vi si accede attraverso un’imponente scala monumentale in pietra pece,  che porta agli ambienti del primo piano, primo tra tutti la stanza d’attesa e poi a seguire le stanze dei fumatori e il salotto delle donne, la sala del biliardo e gli imponenti ambienti del salone degli specchi e il salone degli stemmi oltre alle tante camere da letto tra cui spicca la stanza da letto legata alla leggenda della regina Bianca di Navarra, ognuna di queste stanze ha stucchi e carte da parati originali oltre agli arredi e i soprammobili del tempo.
All’esterno il parco del castello non è da meno, diviso in tre zone con stili diversi il giardino inglese, il giardino francese e il giardino mediterraneo con le peculiarità tipiche di ognuno di questi stili, nel parco dove è facile immaginare passassero le giornate gli ospiti, l’eclettico barone fece inserire diverse trovate interessanti allo scopo di stupire gli ospiti e fare colpo sulle signore che dovevano affollare il castello, nel parco una piccola costruzione simile ad una cappella che nascondeva un crudele scherzo che prevedeva un meccanismo che appena si entrava poggiando il piede sul primo gradino faceva scattare un manichino vestito da monaco che abbracciava l’incauto visitatore, non era da meno un labirinto in pietra senza uscita (u pirdituri) nel quale si dovevano cimentare gli ospiti, nel giardino trova posto un’angolo in stile inglese per i rinfreschi nella Coffee house, poco lontanola parte più affascinante del parco con un piccolo tempietto costruito sopra una collinetta artificiale che domina il parco sotto la quale era stata ricavata una grotta con tanto di stalattiti.
 Una visita ricca di sorprese che colpisce anche il visitatore più distratto per il lusso e lo sfarzo di ogni cosa e da un’idea precisa di come vivesse l’aristocrazia siciliana passata indenne dalla rivoluzione del ’48 e da quella garibaldina che portò alla nascita del regno d’Italia, raccontata da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo romanzo “Il Gattopardo“, visitando il castello non si può fare a meno di pensare alle profetiche parole che l’autore fa pronunciare al personaggio chiave della sua opera il principe di Salina “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”.

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